lunedì, 8 Dicembre 2025

Sport – Tech: un giro d’affari da 5 miliardi di dollari

Sommario
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Sport e tecnologia sono un connubio ormai inseparabile. Negli ultimi tre anni, con una forte accelerata nel periodo 2024–2025, l’adozione di dispositivi wearable, piattaforme di analisi dati e modelli di intelligenza artificiale dedicati alla prevenzione degli infortuni ha cominciato a essere presa in considerazione anche (e soprattutto) in termini economici. Entrano così in gioco fattori come il costo per infortunio evitato (ne parliamo nella sezione sportiva a pag. 8), la riduzione delle spese assicurative, la minore perdita di ricavi da diritti TV e sponsor etc.

Quanto vale il Mercato

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Il Mercato mondiale delle tecnologie dedicate all’analisi dello sport nel 2024 è stato valutato attorno ai 4,8 miliardi di dollari. Le stime per il 2025 sono certe di uno sviluppo solido, con previsioni di 5-6 miliardi di dollari e tassi di crescita annua composti (CAGR) superiori al 20% nel decennio successivo. In parallelo, il Mondo dei wearable lo scorso anno è stato stimato tra i 70 e gli 84 miliardi di dollari, con aspettative di raddoppio entro la fine del 2030. Numeri importanti, che spiegano come mai fondi di private equity e venture capital stiano schierando sempre più capitali nello sport-tech.

Dal fronte degli investimenti, infatti, i flussi economici continuano a essere molto rilevanti: decine di miliardi di dollari in funding cumulato negli ultimi anni, mentre grandi fondi infrastrutturali puntano a formare dei veicoli dedicati allo sport.

Cosa fa l’AI nello sport

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L’AI applicata alla prevenzione degli infortuni si concentra su alcuni ambiti operativi specifici, capaci di tramutarsi in risparmi e vantaggi economici misurabili. Un tema centrale è il monitoraggio continuo e l’early warning, che avviene raccogliendo dati da GPS, accelerometri, giroscopi, heart-rate e biomarker. I modelli di ultima generazione sono in grado di calcolare il rischio di sovraccarico o di infortunio e segnalano interventi preventivi. Un processo che diminuisce i giorni di stop medi per gli atleti.

Altro campo sempre più in voga è quello della profilazione individuale del rischio. Cosa vuol dire? Quando si combinano lo storico degli infortuni, i carichi di lavoro, la genetica e i dati della performance, le piattaforme possono individuare chi ha maggior rischio di infortunarsi e proporre piani personalizzati.

In termini strettamente economici, l’AI gioca un ruolo chiave nell’ottimizzazione delle rotazioni, aiutando staff e management a scegliere cicli di lavoro che possano massimizzare le performance e minimizzare il rischio collettivo, con input che tornano utili ai Chief Financial Officers delle società per pianificare budget medici e contratti assicurativi.

Infine c’è il cosiddetto “Decision support” per la riabilitazione. Gli algoritmi sono capaci di suggerire veri e propri protocolli riabilitativi, più rapidi e mirati che riducono il tempo al ritorno in campo. In questo modo, diminuiscono i costi di sostituzione del personale e di perdita di ingressi e diritti TV.

Alcuni esempi concreti

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Negli sport professionistici, ci sono oggi provider come Catapult, Kitman Labs e Orreco che sono partner diffusi di club e federazioni. Catapult, ad esempio, fornisce sistemi di monitoring e analytics usati da molte squadre di alto livello per poter ottimizzare i carichi e prevenire gli infortuni. Orreco usa i biomarker, ossia strumenti per la raccolta di dati sanitari, per ridurre il rischio di affaticamento e infortunio, lavorando con team professionistici e riportando case study che indicano riduzioni di alcuni tipi di infortunio e ottimizzazione del recupero. Kitman Labs, con la sua piattaforma di athlete management, è stata adottata da club della Premier League e da federazioni per ridurre il fenomeno infortuni tramite la profilazione.

Gli interventi preventivi possono ridurre alcune tipologie di lesioni e il relativo tempo di recupero in modo statisticamente significativo. Tutto questo rende ancor più credibile l’adozione industriale di sistemi di monitoraggio.

Qual è il ritorno

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Investire in piattaforme combinate con hardware per il monitoraggio, software per l’analisi e servizi di analytics porta a un importante ritorno dell’investimento fatto. Una piattaforma di questo tipo può costare in media 200.000 euro all’anno. Se il suo utilizzo riduce gli infortuni stagionali del 15% e il costo medio annuo complessivo che un club spende in indisponibilità è di 500.000 euro, vuol dire che quasi il 40% della spesa per la piattaforma viene risparmiata. Inoltre, minori sono i giorni persi per un giocatore chiave, più basse sono le perdite milionarie in termini di sponsorizzazioni e piazzamento in classifica.

Nella maggior parte casi, l’investimento si ripaga in un periodo che va dai 2 ai 4 anni, senza considerare i vantaggi di lungo periodo.

Chi ci guadagna

Vista l’ormai evidente crescita degli analytics e di dispositivi wearable, chi è che guadagna davvero? Oltre ai club che possono prevenire il numero di atleti indisponibili, ci sono altri attori che compongono una catena di valore. In prima linea ci sono i venditori di hardware per la sensoristica, per i wearable e per i sensori in campo. Subito dopo arrivano le piattaforme software per la normalizzazione dei dati e per la loro analisi.

Un ruolo cruciale lo hanno i fornitori di servizi, ossia professionisti del settore come gli analisti, gli sport scientist e i clinici che danno insight e informazioni. Entrano infine in gioco assicuratori e sponsor, i quali spesso riducono i premi o decidono di investire in prima linea in tecnologie che abbassano il rischio reputazionale.

Rischi, limiti e paletti

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Non è però tutto rose e fiori. Il valore economico di questo Mercato dipende molto dalla qualità dei dati, dall’adattabilità dei modelli suggeriti e soprattutto dalla governance dei dati. Temi come la privacy, il consenso e l’uso commerciale assumono in questo contesto un ruolo fondamentale. In Europa, il quadro GDPR impone limiti stringenti al trattamento dei dati sanitari, con la proprietà degli insight generati che può diventare materia di contesa tra club, fornitori e atleti. Inoltre, non esistono “garanzie” di efficacia dei modelli utilizzati, motivo per cui la loro adozione deve essere accompagnata da protocolli medici chiari. Gli errori di integrazione (falsi positivi o falsi negativi) possono generare costi operativi se mal gestiti.

Federazioni e club stanno mettendo nero su bianco codici etici per garantire che le tecnologie vengano utilizzate solo a scopi di prevenzione e tutela, senza discriminare o condizionare in alcun modo le scelte contrattuali. Il Comitato Olimpico Internazionale ha istituito nel 2025 un gruppo di lavoro sull’etica dei dati sportivi, che mira a creare un framework globale per l’uso responsabile dell’AI nella salute degli atleti.

Il ruolo degli stakeholder

In questo macro-contesto, entrano in campo anche Federazioni e Leghe, veri e propri stakeholder che possono svolgere il ruolo di acceleratori dell’intero fenomeno. In che modo? Per esempio standardizzando i dataset o incentivando l’adozione di tecnologie preventive, due possibili vie utili per abbassare i premi assicurativi collettivi e incrementare la qualità dell’intero pacchetto sportivo.

Anche le assicurazioni stanno valutando la possibilità di introdurre polizze basate su parametri predefiniti e sconti per le società che adottano sistemi certificati di monitoring. Ci sono infine gli investitori strategici come i fondi di private equity, che vedono nelle piattaforme di monitoraggio e analisi sportiva una fonte di valore sempre più ricorrente.

Performance e prevenzione

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Oltre all’impatto diretto sul singolo atleta, l’intelligenza artificiale può rivoluzionare il modo in cui le società sportive e le federazioni gestiscono l’intera opera di prevenzione. I dati aggregati provenienti dagli atleti monitorati permettono di creare veri e propri modelli epidemiologici digitali, utili per identificare situazioni ricorrenti di infortunio, condizioni climatiche o campi da gioco più rischiosi e persino strategie di allenamento meno sicure.

Nel calcio, per esempio, la UEFA sta investendo in un progetto di data lake internazionale per incrociare informazioni biomeccaniche e contestuali di migliaia di partite, al fine di migliorare la prevenzione e la qualità del calendario. Un’iniziativa simile è in corso anche nell’NBA e nella Formula 1, dove i team condividono dati anonimizzati per migliorare la sicurezza degli allenamenti e ridurre l’incidenza degli incidenti. Questo approccio sistemico, reso possibile solo dall’AI, permette di pianificare stagioni più sostenibili e compatibili con il benessere degli atleti.

Business della salute

Le società sportive stanno comprendendo che investire nella prevenzione non è più una voce di costo, ma una fonte di valore da non mettere in secondo piano. In Europa, il Mercato dello sport health economy ha superato i 10 miliardi di euro nel 2025, con un tasso di crescita del 14% annuo. Anche le compagnie assicurative si stanno trasformando in protagonisti attivi, offrendo prodotti mirati alle società che dimostrano una gestione data-driven della salute degli atleti. Allianz, ad esempio, ha introdotto programmi di riduzione dei premi per club che implementano piattaforme AI certificate. In Italia, UnipolSai e Generali stanno sperimentando modelli simili in collaborazione con centri sportivi e federazioni.

Sport amatoriale

Uno degli sviluppi più promettenti riguarda la democratizzazione di queste tecnologie. I dispositivi indossabili, un tempo riservati solo ai “piani alti” dello sport, stanno diventando accessibili anche per realtà dilettantistiche e accademie giovanili. Grazie alla riduzione dei costi hardware e all’integrazione con piattaforme cloud, oggi un piccolo club può adottare strumenti di monitoraggio avanzato con poche centinaia di euro l’anno.

Questo significa che l’AI può aiutare anche nella prevenzione degli infortuni nei settori giovanili, dove il sovraccarico fisico e la scarsa attenzione ai tempi di recupero sono tra le principali cause di abbandono precoce. Anche qui, i numeri parlano chiaro: nel 2025, oltre il 35% degli infortuni negli under 18 sarebbe stato evitabile con un monitoraggio regolare del carico di lavoro (fonte: Sport Data Hub Italia).

La prevenzione basata sull’intelligenza artificiale rappresenta dunque un tema fondamentale in termini di sostenibilità economica e competitiva dello sport moderno. Ridurre gli infortuni significa ridurre costi, aumentare la disponibilità degli atleti, migliorare le performance e preservare il valore patrimoniale delle società. L’AI, integrata con dati clinici e di performance, consente di passare da un approccio reattivo a uno predittivo, trasformando la gestione della salute in un vantaggio economico. Chi saprà investire oggi in tecnologie di prevenzione potrà non solo risparmiare, ma anche generare nuove forme di redditività attraverso la monetizzazione dei dati e la fidelizzazione degli atleti. ©

📸Credits: Canva

Articolo tratto dal numero del 15 novembre 2025 de Il Bollettino. Abbonati!    

Sempre pronto a rinnovarmi e ad approfondire ogni giorno i temi che mi appassionano, credo che il giornalismo abbia una responsabilità enorme nella società. Per il Bollettino scrivo di sport e tecnologia, mi occupo anche di economia, attualità, musica e cinema.