lunedì, 27 Maggio 2024

Droni, un mercato da 90 mld di dollari entro il 2030

Sommario
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I l mercato dei droni, gli aeromobili a pilotaggio remoto, o unmanned aerial vehicle (Uav), gode di ottima salute a livello globale. Tanto che entro il 2030 si attendono ricavi per 90 miliardi di dollari. La stessa Europa punta forte su questo mercato: dal 2003 a oggi l’UE ha investito quasi 980 milioni di euro nello sviluppo o nell’utilizzo di questi apparecchi per applicazioni innovative, finanziando 320 progetti nell’ambito dei suoi programmi di ricerca e innovazione.Un mercato, quindi, che continua a crescere anche nel 2023. La ripresa post pandemica è lenta, ma le vendite alla fine del 2022, sono tornate ai livelli del 2019.

Droni, il futuro dell’aeronautica

Le circostanze però sono radicalmente cambiate rispetto a prima del Covid-19. Droni commerciali e militari hanno trovato nuovi usi e nuove opportunità di mercato si sono aperte. La guerra in Ucraina è solo l’ultimo esempio di come tali apparecchi abbiano silenziosamente rivoluzionato molte parti della nostra vita. Un cambiamento poco visibile, partito dal mondo militare ma sconfinato presto in quello civile, e che ora ha completato il cerchio con l’utilizzo di UAV (veicoli aerei senza pilota) commerciali nel conflitto tra il Cremlino e Kiev. 

I tentativi di creare velivoli senza pilota è vecchio quanto la storia dell’aeronautica, ma le prime applicazioni di successo, limitate all’ambito militare, arrivarono soltanto alla fine degli anni ‘90. La prima crescita rilevante delle vendite si verifica nel 2014, e da quel momento si ha una vera e propria esplosione nella popolarità dei droni anche in ambito civile. Ad oggi il loro utilizzo è molto vario, e va dalle riprese aeree, in cui sono stati una vera rivoluzione sostituendo le costosissime riprese fatte con velivoli pilotati, alla sorveglianza e alle operazioni di ricerca e soccorso. I settori che li richiedono di più sono però agricoltura, energia e enti governativi.

La lenta ripresa post pandemia

La natura stessa dell’apparecchio rappresenta il principale vantaggio che questi prodotti hanno nei confronti delle loro controparti pilotate da esseri umani. L’assenza di un pilota permette prima di tutto di ridurre le dimensioni, e di conseguenza i consumi, dei veicoli. Questo comporta anche una maggiore manovrabilità, agilità e possibilità di sfruttare spazi ridotti. Inoltre i droni possono operare senza problemi in ambienti ostili all’uomo, come dimostrato dal fatto che si siano sviluppati prima di tutto in ambito militare. Dalla sicurezza dei soldati si è presto passati alla sicurezza sul lavoro. In agricoltura per esempio la possibilità di utilizzare i droni per spargere pesticidi e diserbanti permette di salvaguardare la salute del pilota.

Chiaramente, come praticamente ogni mercato, anche quello dei droni è stato messo in crisi dalla pandemia. Due anni di ripresa con tassi di crescita attorno al 30% non sono però bastati a tornare ai livelli pre pandemia. Hanno quindi ancora ampio margine di crescita, in un mercato che presenta sempre più opportunità di espansione. Le aziende con già una forte presenza nel settore stanno ampliando la propria offerta, sia nel segmento commerciale che in quello militare.

La guerra in Ucraina: un fattore determinante

Per il secondo, in particolare, i trend potrebbero cambiare rapidamente a causa del riarmo avviato dalla guerra in Ucraina. Nonostante questo, il commerciale sembra essere ancora il futuro del mercato dei droni. Lo stop pandemico non ha infatti intaccato le stime di medio periodo. GlobalData riporta che, entro il 2030, il mercato dei potrebbe toccare un valore totale di 90 miliardi di dollari a livello mondiale. Un tasso medio di crescita che tra il 2022 e il 2030 dovrebbe toccare il 19%. Se per anni è stata l’industria militare a trascinare questo settore, ormai sono i grandi produttori commerciali a guidare il mercato. Per questo segmento si calcola una crescita annua del 33% per i prossimi sette anni e un valore delle vendite di 57 miliardi di dollari con una quota di mercato del 64%.

Le analisi parlano quindi di un mercato ancora in netta espansione e evoluzione. Nonostante esistano molte realtà che operano da tempo nel campo dei droni, le start-up sono ancora una forza rilevante. Le potenzialità dei velivoli pilotati da remoto non sono ancora state del tutto esplorate, e l’apertura di nuove frontiere è più che probabile. Anche nei settori in cui da anni i droni operano, la loro penetrazione rimane minoritaria. Se si ignora il mercato dei media, che è una percentuale residuale delle vendite totali, gli UAV sono ancora lontani dal sostituire le proprie controparti pilotate da un essere umano a bordo in settori come l’energia o l’agricoltura. Le opportunità di crescita non riguardano quindi soltanto le nuove aziende, ma anche quelle che pur essendo presenti da anni nel settore, siano in grado di offrire soluzioni innovative che rendano i droni più convenienti da utilizzare.

Parrot, l’eccellenza europea nei droni commerciali

Il settore commerciale sembra quindi il futuro del mercato dei droni, e quando si parla di UAV civili il primo nome che viene in mente è quello della francese Parrot SA. Partita come un’azienda di droni per hobbistica, ha evoluto i propri prodotti fino a concentrarsi sui velivoli senza pilota per mappature 3D. Fin dal 2018 la quasi totalità dei ricavi dell’azienda proviene da questo settore, e il 2022 è stato un anno particolarmente positivo. Al terzo trimestre dello scorso anno i ricavi erano dati in aumento su base annua del 229%. Cifra oltre ogni aspettativa, trainata dalla nuova linea di prodotti che da sola ha permesso un rialzo delle vendite del 72%.

Le azioni in Borsa riflettono questo andamento anche negli ultimi mesi dell’anno. Tra ottobre e dicembre 2022 Parrot SA ha guadagnato il 20%, sfiorando i 5 euro ad azione a novembre, per poi stabilizzarsi attorno ai 4,70. L’azionista di maggioranza è anche l’amministratore delegato dell’azienda Henri Seydoux, che possiede ben il 64% delle quote. Parrot SA è quotata soltanto alla borsa di Parigi. 

AVAV, droni tra Ucraina e USA

Ma anche il passato del mercato dei droni, il segmento militare, sembra essere tornato alla ribalta a causa della guerra in Ucraina. Gli UAV militari sono diventati tristemente noti soprattutto per i bombardamenti russi operati tramite velivoli comandati a distanza di produzione iraniana. Ma l’utilizzo dei droni non è certo prerogativa del Cremlino. Anche le Forze Armate Ucraine hanno infatti fatto largo uso di UAV di ogni tipo durante la difesa e la controffensiva per opporsi alla Russia.

Anche se l’ingegno applicato ai droni commerciali può certamente aiutare le forze di Kiev, sono i droni militari a fare la differenza sul campo di battaglia. Una delle aziende che si è distinta proprio per la fornitura dei propri apparecchi al governo di Kiev è AeroVironment. Fin dalle prime battute del conflitto, AVAV ha deciso di fornire i propri droni militari all’Ucraina, per aiutare nel conflitto in corso con la Russia. Questa operazione ha permesso all’azienda americana di guadagnarsi la stima del governo presieduto da Zelensky e l’interesse del Dipartimento di Stato degli USA.

A coronare un 2022 in cui il valore delle azioni di questa azienda è cresciuto di quasi il 50% è arrivata anche una nuova valutazione da parte degli analisti di Raymond James, che hanno aggiornato lo stato di AeroViroment a “outperform”. Se la guerra dovesse continuare per tutto il 2023 e il Governo degli Stati Uniti decidesse di aumentare ulteriormente il proprio supporto militare a Kiev, AVAV potrebbe trarne grandi vantaggi.

Kratos, un “buy” militare

C’è da dire, però, che il segmento militare del mercato dei droni non è solo quello che ha fondato il mercato, ma è anche il più competitivo. Esistendo da più tempo, le aziende che vi operano hanno trovato la propria nicchia nell’ecosistema relativamente stabile del mercato militare, trainato dalla spesa dei governi. Fino a un anno fa era difficile prevedere per queste aziende una grande crescita, perché non sembrava che i governi occidentali avrebbero avuto una ragione per aumentare la spesa nella difesa.

Al contrario, come in ogni lungo periodo di pace, le spinte dell’opinione pubblica andavano ovunque verso una riduzione. La guerra in Ucraina ha però cambiato tutto, e i grandi player del mercato militare vedono ora opportunità di crescita inaspettate. Nel mondo dei droni è il caso di Kratos Defence and Security Solutions, produttrice di droni militari le cui entrate dipendono per un quarto proprio dal mercato dei droni. Se AVAV ha attirato l’attenzione del governo degli Stati Uniti, Kratos l’ha sempre avuta e ha da tempo stretto legami solidi con il Dipartimento della Difesa.

Le azioni della società californiana sono quotate a circa 10 dollari, ma di recente il suo rating è stato modificato a “buy” da diversi analisti. La proiezione per i prossimi 12 mesi è quella di raggiungere i 18 dollari, grazie appunto alle nuove tendenze di spesa militare dei governi occidentali. Gli investimenti militari hanno però un problema, che vale sia per AVAV che per Kratos.

Le loro prossime fortune derivano quasi interamente dal clima creato dal conflitto in Ucraina. Le previsioni degli analisti si basano sulla supposizione che la guerra continui per tutto il 2023 e che l’interesse dell’opinione pubblica verso la difesa non cambi. Un’improvvisa conclusione della guerra potrebbe rappresentare un freno significativo alle speranze di crescita rapida del settore dei droni militari. Non c’è dubbio che queste tecnologie rappresentino il futuro della guerra. Senza la spinta dell’opinione pubblica però gli investimenti dei governi sarebbero molto più difficili da ottenere. Monitorare sia la guerra in Ucraina che l’opinione della popolazione a riguardo potrebbe essere importante in caso di investimenti in questo campo.

Joby, la rivoluzione dei taxi volanti

Sia AVAV che Parrot SA che Kratos sono aziende con un ruolo già ben stabilito all’interno del mercato. Le loro prospettive di crescita, benché ottime come quelle di tutto il mercato, difficilmente andranno clamorosamente oltre le aspettative. Basso rischio e ricompensa ad esso adeguata, per un investimento sicuro in un mercato in espansione. Ma i droni riservano ancora alcune opportunità di crescita esponenziale, specialmente nel settore dei trasporti, fino a questo momento poco influenzato da questa tecnologia.

Una serie di start-up sta lavorando a soluzione che possano permettere lo spostamento di persone su velivoli tendenzialmente elettrici, per percorsi a medio raggio. È quanto di più vicino alla decennale fantasia delle macchine volanti, e l’azienda più quotata in questo ambito è Joby Aviation. Il loro prodotto principale è un drone che somiglia alla fusione tra un piccolo aeroplano e un elicottero. Sei motori elettrici spingono altrettante eliche che permettono un decollo verticale del velivolo, che può portare fino a quattro persone. Gli investitori vedono in questo progetto un nuovo mercato, quello dei voli regionali, che potrebbe svilupparsi ad esempio per i collegamenti rapidi tra città e aeroporti. 

Joby è tra le migliori start up in questo ambito. Con oltre mille voli di prova già all’attivo, l’autorizzazione dell’aviazione statunitense già incassata e quella di quella giapponese in via di approvazione, la start-up californiana ha attratto già partner di livello. Toyota ha collaborato allo sviluppo tecnologico dell’aeromobile, mentre Uber sarebbe interessata ad integrare il servizio di taxi volanti nella propria offerta. Nell’ultimo mese le azioni di Joby hanno visto un aumento del 15%, e gli analisti prevedono per i prossimi 12 mesi un target di oltre 6 dollari ad azione contro i circa 4 dollari attuali. Rimane però un investimento ad alto rischio: questo progetto si propone di creare un mercato che al momento non esiste, e la possibilità che i consumatori non rispondano a questo tipo di offerta è reale.

EHang, concorrenza cinese in affanno

Come in ogni segmento del mercato tecnologico, non può mancare la presenza di un colosso cinese. Nel caso del mercato dei droni però, sembra che il Dragone non sia in piena salute. La punta di diamante della Cina nel campo degli UAV è EHang Holdings. Come per Joby, anche in questo caso l’azienda vuole esplorare il settore dei trasporti con un velivolo del tutto simile a quello della start-up californiana. Ma le recenti performance dell’azienda potrebbero mettere in guardia dall’investirci.

Nel 2022 le azioni della compagnia hanno subito un calo del 50,8%, in contrasto con le tendenze di ripresa del settore. Negli ultimi mesi le quote sembrano essere in ripresa, ma le entrate per il terzo trimestre del 2022 sono comunque date in calo del 44%. Le brutte notizie però sono spiegabili in maniera relativamente semplice. Il motivo per cui EHang non ha recuperato nei confronti del mercato dopo la fine della pandemia, è che in Cina la pandemia non è mai finita.

Una volta che la situazione dei contagi sarà rientrata sotto controllo, dopo l’inevitabile ondata iniziale, anche EHang tornerà a lavorare a pieno regime. In confronto a Joby, EHang ha già 30.000 voli di prova portati a termine con successo, e di recente lo stimato imprenditore cinese Nick Ning Yang ne è diventato direttore. È facile prevedere un rimbalzo nelle azioni di questa compagnia durante i prossimi 12 mesi. Quindi nonostante valgano per essa le stesse considerazioni di rischio fatte per Joby, un investimento in EHang rappresenterebbe un rischio marginalmente minore.

Chi brilla sul mercato e il progetto svizzero

Il business dei droni è estremamente competitivo e molte aziende si contendono varie quote di mercato. L’assoluto leader del settore è DJI, private company cinese che prima della pandemia deteneva il 70% delle quote di mercato nei droni commerciali. La Cina è molto presente in questo settore con firme come XAG e JOUAV, ma nel mondo militare sono ancora gli Stati Uniti a farla da padroni. Insitu e Anduril si uniscono a AeroViroment per formare le tre compagnie più importanti in questo segmento. In Italia la sola Leonardo si occupa di droni, con diversi contratti tra cui quello per il progetto Eurodrone, drone militare da fornire agli eserciti europei.

Il connubio tra militare e commerciale nell’ambito di questo mercato potrebbe realizzarsi anche a poche decine di chilometri da Milano, nella frazione del comune di Riviera, Lodrino, nel Canton Ticino in Svizzera. Qui si trova un aeroporto militare, oltre che un’eliporto civile, la cui conversione a struttura commerciale potrebbe passare proprio dai velivoli guidati a distanza. L’idea è quella di trasformare gli oltre 4000 metri quadrati del vecchio hangar in un centro per lo sviluppo dedicato ai droni. L’iniziativa, a cui partecipa anche il cantone, potenzierà il già esistente Swiss Drone Base Camp, con sede principale a Zurigo e una sede distaccata proprio in Canton Ticino. L’obiettivo è attirare in zona le aziende interessate allo sviluppo di tecnologie legate agli UAV, mantenendo se non aumentando i posti di lavoro già offerti dall’aeroporto. ©

📸 Credits: Canva, Pixabay, Unsplash

Articolo tratto dal numero dell’1 febbraio 2023 de il Bollettino. Abbonati!     

Attento alle tendenze e profondo conoscitore della stampa estera, è laureato in Storia del giornalismo all’Università degli Studi di Milano. Dinamico, appassionato e osservatore acuto, per il Bollettino si occupa principalmente del mondo dello sport legato a quello finanziario e del settore dei videogiochi, oltre che delle novità del comparto tecnologico e di quello dell’energia.