lunedì, 22 Aprile 2024
Sommario

Il mondo musulmano rigetta Bitcoin ed Ethereum. La finanza islamica punta su criptovalute ad hoc che rispettino i principi della shari’a (legge sacra). L’idea di denaro tra i musulmani ha caratteristiche e requisiti specifici, come la stabilità e il fatto di basarsi su beni fisici: connotati che si applicano anche nel giudizio sulle criptovalute. Non a caso i più recenti sviluppi nel mondo della crypto-finanza sono spesso visti come ostili alla shari’a. Le crypto non sono altro  che un prodotto artificiale e virtuale, partorito dalla finanza moderna, radicalmente diverse da un tradizionale bene fisico.

Tuttavia, tentativi di aggirare le regole sono già stati esplorati, attraverso la tokenizzazione dell’oro. Sono già diverse le criptovalute ad avere un sottostante in oro, come Gold Coin (GLC) e DigiXGlobal (DGX). Tuttavia, questi token sono più volatili del Bitcoin, dell’Ethereum e dell’S&P 500. Di conseguenza, non sono conformi alla shari’a, a causa dal possibile incentivo di pratiche speculative derivante dall’alta volatilità. Nella teoria musulmana, non esiste l’idea di una domanda di denaro per la speculazione, perché tale pratica non è permessa. I soldi appartengono alla società e devono girare nell’economia; più veloce è la rotazione, maggiori sono la ricchezza e il benessere complessivo che ne derivano.

«La vasta diffusione delle monete virtuali pone il problema della compatibilità con la legge coranica dei bitcoin e della tecnologia blockchain, presenti al centro di importanti dibattiti dottrinari», afferma Walter Marzini, manager e fondatore della società di consulenza e pianificazione finanziaria WM Advisor Services. Alcune figure religiose, come il Gran Mufti d’Egitto Shawki Allam e il Darul Ihsan Centre di Durban, ritengono che le crypto non siano conformi ai principi religiosi. Tuttavia, esperti come Monzer Kahf, accademico e autore di libri di testo sull’islamic banking, considerano le valute digitali un mezzo legittimo, e quindi accettabile dal punto di vista religioso, pur essendo soggette a manipolazione.

Come sono regolamentate le crypto nei Paesi a maggioranza musulmana?

«L’Islamic Financial Services Board (IFSB) è l’organo internazionale più importante della finanza islamica; nel suo Stability Report ha dedicato un’intera sezione al fintech e alle sue applicazioni, dimostrando come sia ormai sempre più diffusa l’idea che rappresenti la nuova frontiera anche per le banche islamiche. Ad ogni modo, alcune Banche Centrali di stati musulmani hanno ancora riserve nell’accettare e adottare le criptovalute, anche quelle halal».

LA CRESCITA REGIONALE DELLE CRYPTO

Negli ultimi anni l’area MENA (Middle East and North Africa) è emersa come uno dei maggiori mercati mondiali di crypto. Tra il 2021 e il 2022, le transazioni nella regione sono aumentate del 48%; oggi rappresentano il 9,2% del totale globale. La ragione principale è che quasi il 55% della popolazione ha meno di 30 anni. Le persone giovani sono desiderose di abbracciare le innovazioni tecnologiche e finanziarie, comprese le criptovalute.

Inoltre, la regione affronta una rivoluzione sociale ed economica, con l’iniqua distribuzione del reddito e la disoccupazione giovanile a spingere la ricerca di strumenti finanziari alternativi. Cresce l’interesse per la Blockchain e la tecnologia decentralizzata, con imprese che cercano di ottenere vantaggi competitivi e migliorare l’economia attraverso trasparenza e riduzione dei costi. «L’accessibilità sempre maggiore di strumenti come gli smartphone per tutte le fasce di età della popolazione a livello globale consente l’accesso e l’utilizzo delle cryptovalute tramite “app”, quale strumento di pagamento, che sarà una valida alternativa al sistema bancario».

Quali sono i principi chiave che devono essere rispettati affinché una criptovlauta sia considerata conforme alla shari’a?

«Secondo quanto previsto dall’etica dell’Islam, i beni e il denaro devono essere acquisiti con mezzi leciti. Nel mondo musulmano assume un’importanza fondamentale ciò che viene considerato “halal” (lecito) e ciò che non lo è, ovvero è vietato (“haram”). è, pertanto, vietato l’arricchimento indebito, “riba” derivante dallo scambio di denaro o dalla speculazione. Il riba è considerato a tutti gli effetti usura, quindi non ammissibile. Pertanto, le transazioni commerciali sono considerate lecite solo se è provata la certezza circa l’oggetto del contratto, l’individuabilità del bene e la sua proprietà.

Deve esserci anche assenza di rischio e non applicazione di tassi d’interesse. Tuttavia, nonostante questi precetti, la finanza islamica nel tempo si è dotata di obbligazioni rispettose della legge coranica chiamate “sukuk”. Secondo alcuni giuristi il fatto che non ci sia un controllo da parte di un’autorità centrale rappresenta un punto di forza, perché non viene imposto un valore fisso della valuta.

Alcuni studiosi intravedono la conciliabilità tra monete virtuali e princìpi della finanza islamica, nella compatibilità tra il sistema di controllo e sicurezza delle transazioni in criptomoneta denominato “blockchain management system” (Bms) e il divieto di riba (interessi usurari). Infine, altri esperti ritengono non incompatibile il mondo delle valute virtuali con quello della finanza islamica, ma suggeriscono una maggiore partecipazione di esperti musulmani al dibattito. Per altri giuristi, il “bitcoin”, visto che non è una moneta corrente, può essere equiparata al baratto, quindi un accordo di accettazione dello scambio, che lo rende compatibile con le regole dell’islam».

I meccanismi di governance e responsabilità potrebbero essere implementati per garantire la conformità delle crypto islamiche ai principi della shari’a?

«Ci sono delle linee guida ben definite rilasciate da enti come l’Islamic Financial Services Board. Inoltre, le principali società che emettono criptovalute islamiche forniscono dettagli sul loro funzionamento nei rispettivi white paper. Molte criptovalute tradizionali sono considerate conformi all’Islam grazie alla loro elevata trasparenza nei processi di gestione e scambio».

Qual è il ruolo delle istituzioni islamiche nella promozione e nel supporto dell’adozione delle crypto?

«Principalmente l’utilizzo come mezzo di pagamento senza dover passare da banche ed altri benefici che possono nascere dalle certificazioni “halal” nell’uso della criptovaluta musulmana».

IN FORTE CRESCITA

Islamic Coin, attualmente in fase di vendita privata, è la criptovaluta nativa della Haqq Blockchain, rete compatibile con migliaia di applicazioni globali che segue rigorosamente i principi finanziari islamici. Il mercato della finanza islamica, che dovrebbe raggiungere oltre 3,69 trilioni di dollari  di valore entro il 2024, attira l’interesse per i prodotti conformi alla shari’a, con un mercato halal in crescita.

La comunità musulmana globale, di oltre 1,8 miliardi di persone, rappresenta un enorme mercato potenziale nel mondo delle criptovalute. E la Haqq, compatibile con Ethereum, facilita la migrazione e l’integrazione dei progetti su altre Blockchain. Curiosamente, almeno il 50% delle vendite private di Islamic Coin proviene da non musulmani. Il 10% di ogni Moneta Islamica coniata viene donato a Evergreen DAO, una fondazione non profit focalizzata sulla sostenibilità e l’impatto comunitario.

Islamic Coin ha istituito un comitato della shari’a, composto da 40 banche, per valutare la conformità dei progetti ai principi islamici. Questi vengono inseriti nella blockchain dopo il voto della comunità e l’approvazione del tribunale della shari’a, ottenendo un distintivo o un segno di conformità.

Quali sono le differenze tra le crypto tradizionali e le valute digitali conformi alla shari’a come l’Islamic Coin?

«La Islamic Coin ha delle linee guida gestionali molto rigide e documentate. Utilizza server presenti nella comunità islamica per garantire a utenti ed autorità un utilizzo “shari’a compliant”. Il lancio al pubblico imminente, ma vedremo se il mondo finanziario, islamico e non, sarà pronto per accettarla ed usarla».

Quali sono le potenziali aree di applicazione delle criptovalute musulmane?

«A livello geografico, direi in quasi tutti i territori. Tranne qualche eccezione dettata dalle restrizioni religiose di alcuni governi che sono ancora restii nell’utilizzo “libero” delle criptovalute, siano esse occidentali o islamiche. Come posizione le vedrei nel circuito commerciale, soprattutto nel semplificare la gestione del traffico pagamenti a livello internazionale, e in particolare con le nazioni musulmane».

Come possono le criptovalute islamiche affrontare i problemi legati al rischio di cambio e alla volatilità del mercato?

«I meccanismi di gestione del rischio di cambio e della volatilità rientrano nell’architettura della criptovaluta. Pertanto, è fondamentale presentare in dettaglio e trasparenza quali sono le particolarità e i meccanismi con i quali sono gestiti tali problemi. Va soprattutto appurato che rispettino la shari’a».

Le valute digitali come Islamic Coin sono progettate per conformarsi ai principi della finanza islamica. Questo tipo di criptovaluta può affrontare i problemi legati al rischio di cambio e alla volatilità del mercato attraverso diversi meccanismi. Uno di questi potrebbe essere l’utilizzo di smart contract che consentano di stabilire i termini e le condizioni delle transazioni in modo chiaro e trasparente, riducendo l’incertezza e la volatilità. In questo modo, le parti coinvolte potrebbero avere una maggiore certezza sul valore delle criptovalute scambiate.

Oppure l’ancoraggio del token a beni fisici come l’oro o valute fiat stabili. Per il momento, quelle disponibili sono ancora considerate troppo volatili. Tuttavia, è importante sottolineare che le criptovalute islamiche sono un’area emergente e in evoluzione. Quindi non ci sono dati numerici sufficienti per valutare la loro efficacia nel mitigare il rischio di cambio e la volatilità.

Quale potrebbe essere l’impatto a lungo termine delle crypto conformi alla shari’a sull’economia globale e sulla finanza islamica?

«Si vedrà un utilizzo sempre più ampio anche tra soggetti di origine  non islamica, ma che hanno un interesse ad entrare in un mercato finanziario regolamentato secondo la shari’a. Una caratteristica molto importante a livello mondiale, soprattutto per le opportunità commerciali. L’utilizzo delle criptovalute, quelle più comuni ed utilizzate internazionalmente, sarà un traino importante, commerciale e finanziario, per tutti i governi. Ma ci vorranno ancora anni per vedere tali sviluppi».©

Credits photo: Tansu-Topuzoglu, Canva.com

Articolo tratto dal numero del 1 giugno 2023. Abbonati!

Laureato in Economia, Diritto e Finanza d’impresa presso l’Insubria di Varese, dopo un'esperienza come consulente creditizio ed un anno trascorso a Londra, decido di dedicarmi totalmente alla mia passione: rendere la finanza semplice ed accessibile a tutti. Per Il Bollettino, oltre a gestire la rubrica “l’esperto risponde”, scrivo di finanza, crypto, energia e sostenibilità. [email protected]