Lo sci in Italia è molto più che una semplice passione sportiva. Negli anni, si è trasformato in un motore economico cruciale per moltissime zone alpine e prealpine. Ad essere interessati sono settori chiave come quello del turismo, delle infrastrutture, della sostenibilità e delle politiche pubbliche. Continua a tenere banco un discorso molto delicato di equilibrio tra costi operativi, investimenti e ritorni turistici, tutti elementi che rendono lo sci un esempio lampante di come lo sport possa fungere da fattore chiave per il tessuto economico e sociale di un intero Paese.
Il turismo invernale

Ogni volta che si apre il discorso relativo al turismo invernale in Italia, per prima cosa si prendono in considerazione i dati legati al numero di persone accolte. Nel 2024, l’Italia ha saputo registrare 458,4 milioni di presenze turistiche nelle strutture ricettive, con un incremento del 2,5% rispetto al 2023. Di queste, quella straniera supera i 250 milioni, rappresentando dunque più della metà del totale.
Analizzando i documenti e i bilanci stagionali, c’è in particolare una criticità che continua a emergere e che obbliga a riflessioni: la crescente dipendenza dall’innevamento artificiale delle piste. L’Italia è infatti tra i Paesi alpini più dipendenti dalla neve artificiale, con il 90 % delle piste innevate artificialmente (fonte: dossier “Nevediversa 2023”). Tutto questo non solo comporta un costo operativo elevato tra energia, acqua e manutenzione, ma anche strettissimi vincoli ambientali e regolatori. Sono tutti fattori che spingono gli operatori a procedere con investimenti tecnologici periodici secondo parametri di efficienza e sostenibilità.
Per fare un esempio pratico, la neve artificiale in Italia produce un consumo idrico annuo di circa 96,8 milioni di metri cubi d’acqua, ossia un volume che equivale al fabbisogno idrico annuale di una grande città (fonte: Legambiente). Parliamo di un livello di consumo che non è gratuito, ma che anzi implica spese energetiche, investimenti per pompe, bacini, approvvigionamenti idrici e manutenzione costante, oltre che il rispetto di regolamenti ambientali e idrici.
L’effetto economico
L’effetto economico diretto e indiretto dello sci e del turismo invernale in Italia è di decine di miliardi di euro. Si parla infatti di un valore stimato intorno ai 11‑12 miliardi di euro annui, che vengono generati stagionalmente grazie alla spesa turistica, all’indotto, all’occupazione e ai collegamenti con il territorio.
Allo stesso tempo, aumenta di anno in anno il numero di lavoratori direttamente coinvolti nelle strutture ricettiva e turistiche tra hotel, rifugi, bar e ristoranti. Nelle aree montane, l’occupazione nel turismo conta mediamente oltre un milione di lavoratori dipendenti, con il saldo occupazionale annuo che ha mostrato incrementi significativi (fonte rapporto Fipe/Federalberghi). Questo significa che qualsiasi variazione nel flusso sciistico, per esempio per via di una stagione buona di o una stagione compromessa da clima, può avere un impatto molto elevato sulla vita economica delle comunità alpine.
I numeri recenti

I dati aggiornati forniti dalle stazioni sciistiche testimoniano che, nonostante numerosi rincari e le condizioni meteo non sempre favorevoli, il trend di presenze continua a salire. Nel comprensorio Dolomiti Superski, si registra un aumento delle presenze del 4% nella stagione 2024‑2025 rispetto alla precedente, pur con aumenti dei prezzi degli skipass. Ad andare per la maggiore sono le festività natalizie, dove anche solo singole giornate di sci vendute aumentano fino a quasi il 6% rispetto all’anno precedente. Uno skipass per un adulto in alta stagione nelle Dolomiti ha un costo intorno agli 83 euro, con un incremento rispetto all’anno precedente del +3,7 %.
Sul podio c’è anche Madonna di Campiglio, Provincia di Trento, dove lo scorso anno uno skipass costava 79 euro. Aumenti del 10,2% rispetto alla stagione precedente per Vialattea in Piemonte, mentre Nassfeld Passo Pramollo e 44 Valli-Bormio sono cresciuti di circa l’8%.
Per quanto riguarda le località sciistiche più economiche, lo scorso anno il primo posto se l’è aggiudicato il comprensorio Champorcher in Valle d’Aosta dove, per uno skipass di 5 giorni, la spesa prevista era di 159 euro (44 euro al giorno). A seguire Tarvisio e Sella Nevea, con prezzi fissi di 182,50 euro (36,50 euro al giorno). (fonte: Altroconsumo).
Questo significa che la domanda rimane e anzi incrementa di anno in anno, spinta in particolar modo dai visitatori stranieri e sostenuta da politiche di prezzo che cercano di coprire costi più elevati per energia, materie prime e servizi vari.
Un tema strutturale che non può essere ignorato è quello relativo alla stagionalità del lavoro nelle località sciistiche. I dipendenti stagionali e gli operatori legati agli impianti, scuole di sci, bar e rifugi affrontano una situazione di precarietà inevitabile, legata alle oscillazioni climatiche e alla differente domanda. Se una stagione viene penalizzata da condizioni atmosferiche sfavorevoli o da costi energetici in crescita, la ricaduta occupazionale può essere rapida e forte.
Non si può non affrontare il discorso legato allo sci in Italia, senza tenere conto della parte agonistica e sportiva. Partendo dagli stipendi e ingaggi di atleti e squadre, il quadro sportivo è in rapido cambiamento. Negli anni, infatti, si è registrato un massiccio incremento dei montepremi di competizioni e tornei, oltre alla centralizzazione dei diritti audiovisivi da parte della Federazione Internazionale Sci e Snowboard (FIS).
Tutto questo ha portato a una maggior generazione di flussi, che vengono redistribuiti in maniera strutturata alle Federazioni nazionali. Queste ultime, a loro volta, hanno maggiori capacità di allocare risorse per programmi tecnici, supporto agli atleti e investimenti negli eventi.
L’Italia, nel panorama dello sci mondiale, continua a rappresentare una potenza, grazie alla presenza di atleti capaci di portare risultati e visibilità al movimento. Nel 2025, i principali sciatori italiani si distinguono non solo per i successi sportivi ottenuti, ma anche per gli importanti contratti di sponsorizzazione e gli elevati guadagni personali.
Tra gli atleti più pagati figurano Federica Brignone, Marta Bassino, Sofia Goggia e Dominik Paris. La Goggia, in particolare, resta una delle figure più iconiche dello sci alpino mondiale, con un giro d’affari complessivo superiore ai 2 milioni di euro annui tra premi, sponsorizzazioni e collaborazioni commerciali con brand come Red Bull, Kappa e Atomic. La Brignone segue con introiti stimati di circa 1,5 milioni.
Sul fronte maschile, Dominik Paris continua a essere il volto di riferimento dello sci italiano, con guadagni annui che superano 1,2 milioni di euro tra premi e sponsor. Ad ampliarsi è anche il Mercato degli atleti italiani più giovani, con speranze quali Giovanni Franzoni e Lara Colturi che sono considerati tra i prospetti più promettenti della nuova generazione.
Tornei e competizioni

Il circuito della Coppa del Mondo di sci alpino è il più redditizio tra le competizioni invernali. Ogni tappa mette in palio montepremi complessivi tra i 120.000 e i 200.000 euro. Con la FISI che ha progressivamente aumentato i premi per garantire maggiore equità tra uomini e donne. Inoltre, la nuova stagione 2025-2026 vedrà ulteriori incrementi grazie ai diritti televisivi e al crescente coinvolgimento di sponsor globali come Audi, Longines e Helvetia.
A livello di tornei nazionali, la FIS ha annunciato un piano di rilancio del circuito “Gran Premio Italia”. Con l’obiettivo di potenziare i giovani talenti e incrementare il numero di eventi internazionali ospitati sul territorio italiano.
Il contributo dei giovani è fondamentale ed è per questo che la Federazione sta investendo su oltre 1.200 atleti tesserati under 23. Con piani di sostegno economico e tecnico. L’obiettivo è creare un vivaio competitivo in grado di assicurare continuità al movimento. E, al tempo stesso, favorire una maggiore integrazione tra sport, istruzione e territorio. Programmi come “FISI NextGen” puntano proprio a questo. In che modo? Fornendo borse di studio, attrezzature e supporto psicologico per formare atleti completi dentro e fuori la pista.
Per i prossimi anni, come piano di sviluppo, lo sci italiano vuole rafforzare ulteriormente la propria presenza internazionale. Le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 sono ormai alle porte. E la prospettiva è quella di un ritorno d’immagine e finanziario significativo. I successi agonistici, uniti alla valorizzazione del brand Italia nelle discipline invernali, rappresentano un’occasione unica per consolidare un settore sempre più centrale.
Il sistema industriale
Il business intorno allo sci agonistico non riguarda soltanto gli atleti e i premi, ma un intero sistema industriale e commerciale che continua a generare numeri importanti. I principali marchi tecnici come Kappa, Colmar, Atomic, Head, Rossignol e Salomon rappresentano una fetta importante del Mercato dell’abbigliamento e dell’attrezzatura sportiva invernale. Con vendite in crescita del 7,8% nel 2024 (fonte: Assosport). L’interesse per le linee ispirate agli atleti azzurri o ai team internazionali sta diventando anche un potente veicolo di marketing. Capace di avvicinare i più giovani allo sci.
Al tempo stesso, ci sono le località che ospitano tappe di Coppa del Mondo capaci di registrare ritorni economici di rilievo. Basti menzionare eventi come quelli di Cortina d’Ampezzo, Bormio o Val Gardena. Che ogni anno generano un indotto stimato tra i 10 e i 15 milioni di euro ciascuno tra soggiorni, servizi e trasporti.
Il movimento
Un aspetto sempre più centrale è quello riguardante la crescita del movimento femminile. Negli ultimi cinque anni, il numero delle tesserate FISI è aumentato del 12%, a dimostrazione di un sempre maggiore interesse tra le nuove generazioni. Ad aver alimentato il fenomeno ci hanno certamente pensato figure come Sofia Goggia e Marta Bassino, capaci di creare un modello a cui aspirare. La stessa Federazione ha lanciato progetti mirati come “Snow&Girls”, che nel 2025 conta oltre 3.000 partecipanti tra i 10 e i 18 anni, con l’obiettivo di sviluppare competenze tecniche, leadership e empowerment sportivo.
La FISI, in collaborazione con CONI e Sport e Salute, ha avviato un piano strategico di formazione. Che prevede investimenti complessivi per oltre 8 milioni di euro entro il 2026. Queste risorse sono destinate alla creazione di centri tecnici permanenti, borse di studio, sostegno psicologico e programmi di doppia carriera per studenti-atleti. Un’attenzione particolare viene riservata anche agli sport emergenti come lo sci freestyle e lo snowboard, discipline che attirano pubblico giovane e nuovi sponsor digitali.
I diritti TV
Un ultimo elemento da menzionare, quando si affronta il tema legato alla crescita dello sci agonistico in Italia, è quello dei diritti TV. E dei rapporti con media e piattaforme di streaming. Eurosport, Rai Sport e DAZN hanno rinnovato nel 2025 i propri accordi di trasmissione con la FIS. Garantendo copertura integrale delle principali gare e contenuti digitali extra per i social network. Una strategia che, di fatto, sta contribuendo a modificare la percezione dello sci in Italia.
Non è più uno sport d’élite e destinato a pochi, ma un’attività accessibile e sempre più contemporanea. Una rinnovata sensazione che si ha grazie all’uso di un linguaggio tutto nuovo, pensato anche per le nuove generazioni di spettatori. Gli atleti stessi, attraverso Instagram e TikTok, gestiscono una comunicazione diretta che aumenta l’engagement e valorizza le partnership commerciali. Il valore medio dei diritti televisivi internazionali per una tappa supera i 2 milioni di euro. Con un impatto mediatico che raggiunge centinaia di milioni di spettatori in oltre 180 Paesi (fonte: FIS). ©
📸Credits: Canva
Articolo tratto dal numero del 1° dicembre 2025 de Il Bollettino. Abbonati!
