giovedì, 23 Maggio 2024
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legno

Vola il legno-arredo nel 2022, numeri positivi in un anno complicato che mostrano una grande resilienza della filiera. La nota più dolente è il saldo commerciale, che arretra del 10%. Il 2022 si dimostra nel complesso un anno positivo, chiuso in crescita del 12,6% rispetto al 2021. Fanno registrare un segno positivo anche il Macrosistema Arredamento (+11%), il Macrosistema Legno (+14,3%) e il Commercio legno (+15%). Un aumento dei profitti che non allontana però le preoccupazioni per il futuro della filiera. È quanto emerge dagli ultimi dati Preconsuntivi del Centro Studi FederlegnoArredo.

Cresce l’export ma il 2023 preoccupa. I numeri del legno-arredo

Nel 2022 il mercato italiano ha fatto registrare +12,2%, grazie in particolare al contributo positivo di diversi comparti, primo fra tutti quello delle finiture per edilizia: porte, finestre, pavimenti in legno. Le esportazioni crescono del 13,3% rispetto all’anno precedente, contribuendo per il 37% degli introiti della filiera. L’export del comparto legno-arredo ha visto la crescita più significativa verso gli Stati Uniti (+25,5%, 1,9 miliardi di euro), seguiti Francia (+8%, 2,4 miliardi di euro) e Germania (+5,3%, 1,4 miliardi di euro), toccando un totale di 15, 3 miliardi di euro. A preoccupare la filiera è il 2023, su cui regna l’incertezza.

presidente Federlegno

«Il 2023 preoccupa un po’ tutti, perché ordini che le aziende hanno chiuso nel ‘22 non è paragonabile a quello del 2021. Oggi si è ridimensionata la richiesta, ma era prevedibile che avvenisse perché i ritmi di crescita avuti nel 2021 si devono leggere come risultati eccezionali e non semplicemente ripetibili», spiega Claudio Feltrin, Presidente FederlegnoArredo.

«I bonus edilizi hanno avuto un effetto positivo sulla richiesta ma hanno anche creato distorsioni del mercato. Lo smodato uso del 110% ha falsato i rapporti contrattuali, perché abbiamo inserito un terzo soggetto: chi paga. L’intervento del Governo era scontato perché il Superbonus 110 aveva maglie troppo larghe e poteva creare problemi. Tuttavia, abbiamo chiesto in più occasioni al Governo, al Parlamento e alle istituzioni europee di disegnare un piano a lungo termine efficace per dare maggiori certezze al mercato, alle imprese e ai cittadini», aggiunge Feltrin.

Il nuovo Salone del Mobile rappresenta una pietra miliare per lo sviluppo e l’evoluzione del format e dell’esperienza di visita delle fiere. Partendo da questo rinnovamento, quanto e come creare una piattaforma di business più coinvolgente, grazie al legno-arredo, può aiutare la crescita di fiere e altri eventi? Quanto può aiutare, invece, le aziende?

«Nell’organizzare il nuovo Salone del Mobile ci siamo posti una domanda molto importante per tutte le aziende: come fare a comunicare meglio e veicolare le informazioni in modo più efficace verso il mercato. Abbiamo fatto tesoro dell’esperienza delle edizioni precedenti, a cui abbiamo aggiunto un grande lavoro di ascolto e di confronto con diversi stakeholder e appassionati attraverso 2500 interviste a persone del settore. Abbiamo parlato con visitatori, designer, architetti, rivenditori, giornalisti per capire come rivolgersi al mercato in maniera più efficace. Al centro di questa edizione del salone del mobile c’è Euro Luce. Pensavamo ci fosse bisogno di un rinnovamento e abbiamo deciso di partire proprio da questo elemento. Nella disposizione tradizionale c’è sempre la sensazione di perdersi qualche informazione importante. E questa era una delle problematiche che sono emerse.

A questo punto è stato rivisto il layout, diciamo espositivo, creando una specie di percorso quasi obbligato. Così facendo ci sono due vantaggi. I visitatori hanno la possibilità di vedere tutti gli espositori impiegando un terzo del tempo che servirebbe normalmente. Dall’alto lato, l’azienda è sicura che tutti passino di fronte al suo stand. C’è poi un aspetto più come dire culturale, un approfondimento della tematica della luce attraverso mostre e talk. Inoltre, abbiamo redatto un decalogo del buon costruttore dove indichiamo i materiali sostenibili consigliati per costruire stand più sostenibili, che impattano meno sull’ambiente».

Parliamo dei numeri della filiera. Quali sono i punti forti e punti deboli?

tavoli e sedie legno

«È una filiera che è cresciuta dal 2019, quando ha chiuso l’anno con circa 48 miliardi di euro di fatturato. Nel 2022 ha toccato quota 56,6 miliardi di euro, anche se la crescita del 22 che ha fatto registrare +12,7% rispetto al 21, che aveva già chiuso con un +14% rispetto al 2019. Il +14% del 2021 è stato un incremento quantitativo per l’80% e per il 20% di prezzo, sebbene gli aumenti di materie prime e semilavorati fossero già iniziati durante la primavera. I nostri produttori avevano scommesso sul fatto che i prezzi sarebbero scesi entro la fine dell’anno. Per questo motivo hanno atteso prima di aumentare i listini. Lo scoppio della guerra a febbraio del 2022 ha costretto le aziende della filiera a incrementare nuovamente i prezzi del 15/25% a causa degli aumenti di energia e materie prime. Nelle nostre tabelle abbiamo visto che il risultato positivo del 2022 è frutto principalmente di questi rincari, l’aumento della quantità è molto risicato. Le quantità straordinarie del 2021 sono state riconfermate. Preoccupa però il 2023, poiché il carico di ordini con cui le aziende hanno chiuso il 2022 non è paragonabile rispetto all’anno precedente».

Parliamo invece dell’immediato futuro, il 2023. Quali prospettive si aprono per la filiera del legno se l’inflazione non rallenta e la guerra non si conclude?

«Il 2023 preoccupa un po’ tutti, perché ordini che le aziende hanno chiuso nel ‘22 non è paragonabile a quello del 2021. Oggi si è ridimensionata la richiesta, ma era prevedibile che avvenisse perché i ritmi di crescita avuti nel 2021 si devono leggere come risultati eccezionali e non semplicemente ripetibili. I bonus edilizi hanno avuto un effetto positivo sulla richiesta ma hanno anche creato distorsioni del mercato. Lo smodato uso del 110% ha falsato i rapporti contrattuali, perché abbiamo inserito un terzo soggetto: chi paga. L’intervento del Governo era scontato perché il Superbonus 110 aveva maglie troppo larghe e poteva creare problemi. Tuttavia, abbiamo chiesto in più occasioni al Governo, al Parlamento e alle istituzioni europee di disegnare un piano a lungo termine efficace per dare maggiori certezze al mercato, alle imprese e ai cittadini affinché gli strumenti per raggiungere gli obiettivi di efficientamento energetico del nostro patrimonio immobiliare siano davvero raggiungibili entro i tempi e i modi decisi.

tavoli ristorante

L’effetto positivo derivante dalla buona performance del settore delle costruzioni continuerà probabilmente per tutto il 2023. Quest’anno stimiamo un calo del mondo dell’arredo, dovuto soprattutto al settore dei pannelli. Principalmente caleranno i prezzi, che nel 2022 hanno avuto un’impennata del 300/400% a causa dei rincari dell’energia. Infatti, il processo di produzione di questi prodotti richiede un grande quantitativo di elettricità. Anche il legno ha subito un’impennata a causa dello scoppio della guerra in Ucraina, poiché è diminuita l’offerta di questa materia prima. Il gas ha inciso però più del legno, oggi assistiamo invece al calo delle quotazioni».

La guerra in Ucraina ha ridisegnato i flussi energetici e alimentari, quanto ha influito sul legno-arredo?

«Dal nostro monitor risulta che i produttori sono moderatamente ottimisti perché prevedono un aumento del 4/5%. Siamo però in una situazione molto fluida, fino ad oggi le nostre stime si sono rivelate giuste. Se la guerra finirà ci ritroveremo in una situazione diversa, con differenti equilibri mondiali, vedremo se andrà meglio per il settore. Un altro elemento importante che influirà sul futuro sono le banche, ora sembra tutto sembra sotto controllo ma rimane un fattore di rischio per imprese e investitori».

Dove esportiamo maggiormente arredo e prodotti in legno?

«La Francia ha guadagnato il primo posto dei Paesi verso cui esportiamo. Al secondo posto troviamo invece l’America, seguita dalla Germania al terzo posto. La Cina rappresenta un caso particolare. Non credo che assisteremo a una grande crescita dell’export verso queste Paese nel breve termine, nonostante la ripresa dopo il blocco iniziato con il Covid-19. La tendenza che vedo è un’inversione di tendenza a U dal liberalismo , verso una sorta il capitalismo illuminato. Non penso che torneranno ad essere grandi consumatori dei nostri prodotti. Inoltre, se fossi un investitore non mi fiderei a puntare ancora su questi Paesi. ma navighiamo sempre a vista».

Quando abbiamo parlato l’ultima volta gli aumenti di gas ed energia erano diventati ormai insostenibili per la filiera del legno-arredo. Com’è oggi la situazione da questo punto di vista?

uomo taglia legno

«Sul fronte del gas oggi siamo meno dipendenti da un unico fornitore, la Russia. Tuttavia, le economie si sono smarcate solo in parte, poiché scegliendo economie politicamente non molto stabili si rischia. Penso che la sostituzione di alcune fonti sia l’unico modo per riuscire a rendersi indipendenti. Si parla tanto di nucleare, ma servono anni per costruire una centrale, aldilà della pericolosità più o meno presunta. Anche la fusione a freddo è una realtà ancora molto lontana. L’eolico è una realtà più sensibile, così come il fotovoltaico, legato però alla questione del silicio e delle altre terre rare, in mano principalmente alla Cina. Il futuro non sembra roseo, dobbiamo dormire con un occhio aperto e uno chiuso».

Parliamo dell’argomento sostenibilità, una sfida ma anche un’opportunità importante di sviluppo. Guardando poi a lungo termine, il cambiamento climatico potrebbe rappresentare un pericolo per la filiera, soprattutto per quanto riguarda l’approvvigionamento delle materie prime. Gli ultimi dati dell’Onu non restituiscono un quadro incoraggiante da questo punto di vista. A che punto è la filiera del legno sulla sostenibilità?

«La sostenibilità è una grandissima occasione per le nostre aziende di sfruttare il rinnovamento delle logiche economiche. Prima vivevamo in una condizione di consumismo sfrenato, in una illusione di materie prime e energia infinite, a basso prezzo. Forse dobbiamo pensare di superare questa ubriacatura, tornando alle pratiche virtuose delle generazioni precedenti. I nostri nonni erano già sostenibili, facevano di necessità virtù. Abbiamo vissuto le ultime decine di anni secondo un modello che sta mostrando le sue criticità. Le nuove generazioni sono più indirizzate verso la sostenibilità e si preoccupano di come lasceremo il mondo alle prossime generazioni. Le nostre aziende facendo parte della società devono farsi carico di questa responsabilità sociale. Dobbiamo trasformare il modo di fare impresa, che non è semplicemente produrre prodotti sostenibili, questo è solo il risultato.

La fabbrica è una grande macchina che realizza produrre, come funziona? Quanto spreca? Come progetta? Parliamo di ripensare tutto quanto il sistema. Lo vediamo nell’automotive, dove sono obbligati con legge a dover cambiare entro un tempo breve il loro sistema di commerciare il prodotto. Vediamo quali siano le difficoltà, fare investimenti enormi in tempi brevi, cambiare i macchinari per la produzione. Un tema importante è anche la manodopera, dove finiranno le persone che lavorano nell’automotive visto che l’elettrico richiede molto meno manodopera rispetto ai motori a combustione. Il nostro settore non ha ancora incombenze nel breve termine. Come federazione abbiamo compreso che la transizione è una grande occasione e un grande pericolo. Abbiamo di fronte un percorso volontario ma obbligatorio, per certi versi, perché se non lo intraprendi rimani fuori dal mercato perché sempre più consumatori scelgono prodotti fatti in modo sostenibile».

lavoro

Quali sono i piani futuri di FederlegnoArredo?

Abbiamo l’obiettivo di accompagnare le nostre imprese nella trasformazione. Abbiamo avviato un’indagine per capire a che punto sono le aziende, quali intendono fare il salto di qualità, quali sono le imprese più avanti e quali non hanno ancora pensato a questa transizione. Nella nostra filiera abbiamo circa 300.000 addetti in 70.000 aziende, quindi ognuna conta poco più di quattro persone in media, quindi imprese piccole. Abbiamo ricevuto un riconoscimento dall’ONU, per la prima volta a una filiera come la nostra. Ci siamo presi un impegno per il Global Compact Network, ogni anno dovremo dimostrare di aver compiuto un pezzo del discorso sulla sostenibilità. Questo è il grande progetto che la Federazione ha per i prossimi anni, legato alla digitalizzazione e normalizzazione della nostra filiera, dove è previsto il riciclo ma anche il riuso. Crediamo molto nella transizione energetica, un fattore di competitività e un elemento a tutela dell’ambiente. Per questo chiediamo che il legislatore non applichi più la politica dello stop and go adottata sui bonus edilizi, che ha creato molti problemi a imprese e famiglie».

Soffermiamoci un attimo su questi due pilastri dell’economia circolare, riciclo e, soprattutto, riuso

«È importante riciclare il materiale rimettendolo in circolo nel mercato. Ancora meglio però è riutilizzare i prodotti, da questo punto di vista la consistenza e funzionalità degli arredi aiuta in questo senso. I tavoli, le sedie etc. di legno possono rovinarsi ma non perdono la loro funzione e valore estetico. Nel momento in cui li voglio cambiare non lo mando in discarica, ma posso rivenderlo, immettendolo di nuovo nel circuito affinché venga rivenduto a prezzi inferiori rispetto a quanto l’ho acquistato. Anche persone che sono attirate dal design ma non possono permettersi l’acquisto del nuovo possono comprare un prodotto di seconda mano. Un tavolo nuovo di design in legno può costare anche diverse migliaia di euro, per questo un giovane è costretto a comprare un prodotto da qualche centinaia di euro, di scarsa qualità. Se invece acquistiamo un bene di seconda mano, allo stesso prezzo compriamo un pezzo di pregio. C’è anche un tema di etica e rispetto del bello, educazione estetica, insieme al rispetto dell’ambiente. Così facendo si chiude un po’ il cerchio. Pensiamo che è importate promuovere questo tipo di trasformazione». ©

Articolo tratto dal numero del 15 aprile 2023. Abbonati!

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